AVVERTENZE PER GENI

RIVISTA DI CONSIDERAZIONI CULTURALI DIRETTE A PERSONE IN GRADO DI LEGGERLE

NELLA NUVOLA CON I LIBRI E NON SOLO

“La biblioteca nella nuvola. Utenti e servizi ai tempi degli smartphone”

di Stefania Fabri

Nel libro di Maurizio Caminito, intitolato “La biblioteca nella nuvola”[1] troviamo riflessioni e avvertenze che non riguardano solo i bibliotecari, ma tutti gli esseri senzienti perché in realtà tratta della conservazione del sapere e in definitiva della definizione di ‘cultura’ al tempo degli smartphone. Intanto c’è da dare un occhio alle statistiche: i proprietari di smartphone hanno raggiunto negli USA l’82 percento della popolazione[2]. L89% degli intervistati di una ricerca sull’uso di questi strumenti controlla il cellulare entro un’ora dal risveglio, l’81% controlla il cellulare prima di andare a dormire e il 52% lo controlla di notte: una nuova psicosi di massa praticamente, una fissazione terribile!  E non a caso l’epigrafe di Kevin Kelly[3] al libro richiama l’attenzione su quanto avesse ragione McLuhan sugli strumenti che sono un’estensione di noi stessi e che quindi all’interno di questo modo d’intendere la cosa, il cloud rappresenterebbe un’estensione della nostra anima, e non solo un modo di erogare i servizi nella rete.

Se McLuhan aveva ragione nel ritenere che gli strumenti siano un’estensione di noi stessi – una ruota è l’estensione di una gamba, una fotocamera l’estensione dell’occhio – allora il cloud sarebbe l’estensione della nostra anima, o meglio, l’estensione del nostro io, del quale in un certo senso non saremmo padroni ma al quale semplicemente avremmo accesso.[4]

E non si pensi di sfuggire alla nuvola dei dati: come si dice nel libro di Caminito chiunque acceda a un programma di posta elettronica basato sul web, come Hotmail, Yahoo e Gmail usa il cloud. L’utente comune quindi può accedere ai propri dati da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento e per le aziende significa risparmiare sull’hardware, che diventa meno importante, e nel poter far usare lo spesso programma da tutti. Come si fa notare nel libro “Google, Amazon, Apple hanno centralizzato i dati che elaborano all’interno di grandi strutture di cui enfatizzano le condizioni di sicurezza. Fisicamente questi centri si presentano come vere e proprie cittadelle fortificate alle quali è impossibile accedere per chi volesse violarne i contenuti”[5].

Per chi si fosse allarmato c’è la possibilità di consolarsi con ciò che è stato inventato dal mitico Satoshi Nakamoto, sulla cui identità non ci sono certezze e che avrebbe creato una tecnologia di certificazione, chiamata blockchain che non ha bisogno di un database centralizzato, perché è un registro elettronico che non usa un sito centrale.

A proposito del mondo delle app si fa notare che si è diffuso il modello BYOD (Bring Your Own Device) anche nei luoghi di lavoro: “La scelta di incoraggiare i dipendenti a usare i propri dispositivi è un modo conveniente ed efficiente per aumentare la ‘potenza’ dell’infrastruttura IT dell’azienda”[6].

Il sorpasso da parte del dispositivo mobile per cui si parla di “mobile first” si è registrato nel 2017, infatti “per la prima volta, anche in Italia, il numero di utenti che accede a internet esclusivamente tramite devices mobili (9,3 milioni di italiani, pari al 25% dei 37,3 milioni che hanno accesso alla rete) è superiore al numero di persone che naviga solo da desktop”[7].

Nella seconda parte del libro questi fenomeni, molto pervasivi in tutti gli ambiti, a partire da quelli quotidiani, vengono indagati con maggior attenzione all’interno del mondo delle biblioteche e del libro in generale.

Le opportunità si intrecciano con il pericolo di perdita di ruolo e di marginalizzazione dell’intera filiera del libro, causata da un cambiamento di abitudine degli utenti del web e dalla diffusione di nuovi strumenti, come per esempio la ‘block chain’, che potrebbe fornire un registro, che certifichi la proprietà intellettuale di un testo in maniera inequivocabile, senza bisogno di intermediari.

Senza dimenticare gli stessi lettori,  infatti si dà conto di qualche interessante esperimento che li riguarda. Un filone di ricerca, che potremmo definire parallelo e complementare, è quello sviluppato all’interno del progetto ‘Leggere in rete. Analisi delle pratiche di lettura in ambito digitale’, ideato da Maurizio Vivarelli e Chiara Faggiolani, che, “per indagare in modo approfondito sui cambiamenti che caratterizzano la lettura oggi esplorano le tracce digitali che i lettori depositano nelle piattaforme di social reading”.[8]

 

[1] Pubblicato dall’Editrice Bibliografica nel 2018.

[2]Si tratta di dati della ricerca Deloitte (Global Mobile consumer survey) del 2017.

[3] Cofondatore della rivista “Wired”.

[4] Kevin Kelly, L’inevitabile. Le tendenze tecnologiche che rivoluzioneranno il nostro futuro, Milano, Il Saggiatore, 2017.

[5] p. 36 ibid.

[6] p. 73 dell’op. cit.

[7] p. 72  dell’op. cit.

[8] p. 139 dell’op. cit.

 

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Informazioni su marginiesegni

Sono una piccola galleria d'arte, situata nella splendida piazza della Collegiata di Bracciano, un paese che si affaccia sull'omonimo lago. Ho tante cartoline disegnate e dipinte da artisti.

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