AVVERTENZE PER GENI

RIVISTA DI CONSIDERAZIONI CULTURALI DIRETTE A PERSONE IN GRADO DI LEGGERLE

“RODARI PER TUTTO L’ANNO”

 

Presentazione del libro con Antonella Abbatiello, Lorenzo Cantatore, Stefania Fabri, Carla Ghisalberti e Maria Teresa Rodari

pubblicato da Einaudi

Roma, Moby Dick – 9 febbraio 2018

 

“C’ERA DUE VOLTE GIANNI RODARI”:

RODARI PER LA FANTASTICA – RODARI PER LA LETTURA

 di Stefania Fabri ©

 

  1. LA FANTASTICA

 

“Il Filobus numero” 75 p. 84

Una mattina il filobus numero 75, in partenza da Monteverdevecchio per Piazza Fiume, invece di scendere per il Gianicolo, svoltò giù per l’Aurelia Antica e dopo pochi minuti correva tra i prati fuori Roma come una lepre in vacanza.

 Riguardo a La Grammatica della fantasia[1] ci si rende subito conto che, dietro la disinvolta, apparentemente ‘umile’ e senza pretese, proposta di «un modesto scartafaccio»[2] dedicato alla “Fantastica” suggerita a Rodari dalla lettura di Novalis (il concetto d’immaginazione creatrice), ci si trova di fronte non solo a una nuova (per l’epoca) metodologia didattica, ma a una innovativa antropologia della lettura e in buona sostanza anche a un importante manifesto letterario.

Il sottotesto che Gianni Rodari ha inserito nella sua “grammatica” con quei titoletti allegri e scanzonati, divenuti poi pilastri di buona parte della migliore scuola italiana, e anche delle attività nelle biblioteche dagli anni Ottanta in poi, è così intenso e maturo che non a caso ha lasciato tracce indelebili nella storia della cultura contemporanea intesa come coinvolgimento del lettore, dell’utente, del fruitore.

 

  1. C’ERA DUE VOLTE PER LA LETTURA (riecheggiando “C’era due volte il Barone Lamberto)

 

 “Novembre” p. 72

“… e buoni libri da leggere a sera dopo aver spento la televisione”.

C’era due volte anche Rodari perché ha aperto la strada della promozione della lettura, intesa come capacità di presentare i testi come grandi ambiti creativi e di converso di definire il lettore non come passivo recettore di contenuti ma bensì come “lector in fabula”[3]. Nello stesso tempo ha suggerito una diversa considerazione della letteratura per l’infanzia consentendo d’individuare i vari generi con precisione e arguzia (storie ‘tabù’, storie per ridere, il bambino che ascolta le fiabe, il bambino che legge i fumetti, storie per giocare, ecc.), dando così spazio al superamento della classificazione Dewey sugli scaffali delle biblioteche per ragazzi.

Il libro per ragazzi è stato liberato da Rodari, forse tra i primi, dal tabù educativo per un libro giocoso e pieno di divertimento intelligente.

  1. IL PIACERE DEL TESTO E LA SCRITTURA CREATIVA

 

Gennaio: I pesci p. 17

“Sta’ attento – dice il pesce grosso al pesce piccolo, – quello lì è un amo. Non abboccare. […] “La seconda ragione , – dice il pesce grosso, – è che ti voglio mangiare io.”

 La lettura come piacere predicata da Pennac in “Come un romanzo” nel 1992 era già ampiamente celebrata nella Grammatica della fantasia” del 1973 e lo stesso si può dire dell’attenzione alla scrittura come espressione creativa per i ragazzi di Koch in “Desideri, sogni e bugie” del 1980. Solo Roland Barthes lo affianca con “Il piacere del testo” del 1975.

 4. L’ANDIRIVIENI DEL SIGNIFICATO

 

“Gli uomini di ghiaccio” p. 252

Vivevano in frigorifero con l’acqua minerale, con il latte, la carne e il brodo vegetale

 Rodari si confronta con i surrealisti francesi e soprattutto con Breton il cui manifesto del surrealismo del 1924 conteneva un inno all’immaginazione:

Cara immaginazione, ciò che in te amo soprattutto è che tu non perdoni”.

Rodari riprende il gioco  surrealista dell’andirivieni del significato:

«il movimento è di nuovo dal nonsenso al senso».

«L’impero della dialettica si estende anche sui territori dell’immaginazione»

 

  1. IL PENSIERO DIVERGENTE

 

“Il primo giorno di scuola” p. 180

Scrivi bene, senza fretta

Ogni giorno una paginetta.

Scrivi parole dritte e chiare:

«Amare, lottare, lavorare».

In un convegno a Reggio Emilia aveva ribadito che la sua proposta con “La grammatica della fantasia” non era “una raccolta di ricette, un Artusi delle storie”.[4] E così aveva previsto anche che avrebbero tentato di ridurlo a ricettario, senza però riuscirvi perché la creatività predicata da Rodari, come lui stesso la definisce “è sinonimo di pensiero divergente, capace di rompere gli schemi dell’esperienza”[5]. Dietro “Novelle fatte a macchina” e “Le favole al telefono” c’è sicuramente il motto “la scuola per consumatori è morta” [6] a favore di quella per creatori.

 

NOTE

[1] Gianni Rodari, La grammatica della fantasia, Trieste, Edizioni EL, 1997. La prima edizione è stata pubblicata da Einaudi nel 1973.

[2] Ivi, p. 12

[3] Umberto Eco, Lector in fabula, Milano, Bompiani, 1979.

[4] in op.cit. p. 178.

[5] in op. cit. p. 179.

[6] In op. cit. p. 183

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Informazioni su marginiesegni

Sono una piccola galleria d'arte, situata nella splendida piazza della Collegiata di Bracciano, un paese che si affaccia sull'omonimo lago. Ho tante cartoline disegnate e dipinte da artisti.

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Questa voce è stata pubblicata il febbraio 10, 2018 da in infanzia, letture, libri per ragazzi, promozione della lettura, scrittori per ragazzi.
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