AVVERTENZE PER GENI

RIVISTA DI CONSIDERAZIONI CULTURALI DIRETTE A PERSONE IN GRADO DI LEGGERLE

DAL GRAPHIC NOVEL A JANE AUSTEN

“Adesso scappa”,  pubblicato da Sinnos con il testo di Patrizia Rinaldi e con i disegni di Marta Baroni, è una graphic-novel  in bianco e nero, che sfrutta molto bene le possibilità di raccontare una storia  attraverso disegni molto espressivi e con significative varianti nelle sequenze (vignette a tutta pagina, con riquadro, senza riquadro, primi piani, ecc.), suddiviso in 8 ‘capitoli’, tutti preannunciati da disegni più ‘artistici’.

Il tema della storia è quello del bullismo però con una significativa variante perché parliamo di ‘bullismo’ al femminile. La storia si svolge in un liceo, dove c’è di mezzo lo studio del latino e anche un professore di latino, che si sente a disagio per il suo essere troppo ‘colto’ e poco remissivo nei confronti di un atteggiamento ‘lassista’ delle sue colleghe, che preferiscono non vedere le difficoltà e sorvolare sulle prepotenze in nome del quieto vivere. I gruppi in causa sono due: gli “sfigati”, al quale appartiene la nostra protagonista, Maddalena, una ragazzina intelligente e graziosa che però si sente in uno stato d’inferiorità; l’altro gruppo è quello delle ‘cattive ragazze’ (per riprendere un titolo della stessa Sinnos, che però era riferito in senso positivo alle donne anticonformiste che nel corso della storia hanno rotto alcuni schemi). Vi sono quindi due temi interessanti ed entrambi da declinare al femminile.

Il personaggio femminile della ragazzina ‘sfigata’ ma particolarmente intelligente che ha delle doti nascoste, stile la Fanny Price  di Mansfield Park, e che soffre per un innamoramento represso, viene declinato senza indulgere nella celebrazione del modello ma con una certa autoironia della protagonista.  Le ‘cattive ragazze’ invece non sono così rare nella letteratura come nella realtà, infatti nei blog delle adolescenti si parla spesso di estrema competitività e di gare feroci per conquistare l’attenzione dei ‘maschi’. Queste due tematiche molto ‘moderne’ sono in grado di portarci lontano verso altri lidi e altre letture.

Chi soffre in silenzio di un sentimento che non si può esprimere  ci ricorda la commovente poesia di Emily Dickinson in cui la poetessa si dichiara costretta a intrattenersi solo con se stessa, privata di un affetto che possa saziare la fame di condivisione.

Privata d’altro Banchetto,
M’intrattenni con Me stessa –
Dapprima – uno scarso nutrimento –
Un Pane insufficiente –

Ma crebbe con esili aggiunte
A così apprezzabile mole
Da essere sontuoso abbastanza per me –
E quasi sufficiente

Alla fame di un Pettirosso – tanto che –
Rosso Pellegrino, Lui ed io –
Una bacca dalla nostra tavola
Riserviamo – per la Carità –

J773 (1863) / F872 (1864)

Di “Mansfield Park” esiste una trasposizione cinematografica particolarmente interessante, dato che il film per buona parte fu girato nella Kirby Hall, nel  Northamptonshire, la contea in cui si svolge realmente il romanzo. L’attrice, l‘intensa anglo-australiana Francis O’Connor, disse di preferire comunque i romanzi delle sorelle Bronte, più selvagge e passionali. In effetti la protagonista di Mansfield Park è un personaggio positivo da un certo punto di vista poco entusiasmante: è dedita a un totale autocontrollo in una situazione che la vede sempre sottomessa, quale parente povera, priva anche di quelle forme ribellione creativa che sfoggiano due dei suoi più ricchi cugini. Viene accompagnata nella narrazione,  ambiguamente disvelatrice nei suoi confronti, da parte di una Austen  che ci rivela i suoi veri sentimenti rispetto all’autocontrollo e alla sottomissione che sembrano guidarla. Quindi attenzione alla figura della ‘sfigata’ sembra avvertirci Jane Austen perché è in grado di difendersi e di conquistare piano piano un rilievo impensabile all’inizio della storia. Così infatti accade anche alla nostra eroina di “Adesso scappa”.

La ragazza prima tormentata e poi tenuta in grande considerazione nel mito ci ricorda la figura di Briseide, che fu ‘schiava’ ma poi amata teneramente da Achille, che per lei si rifiutò di combattere contro i Troiani per un lungo periodo. Questa storia ha ispirato numerosi artisti a cominciare da quello dei vasi greci chiamato appunto Pittore di Briseide per arrivare fino a Tiepolo e Canova.

Il gruppo capitanato da Zago, la ragazza ‘aggressiva’, ha parentele antiche con i gruppi mitologici delle Amazzoni, le Baccanti e le Erinni. Le Amazzoni in effetti erano ragazze terribili, che si vestivano in modo trasgressivo (loro lo facevano per potersi muovere più agilmente a cavallo) e si mutilavano per tendere l’arco, e qui ci potrebbe essere il riferimento al piercing perché quando è particolarmente accentuato ha qualche affinità con questo tipo di ostentazione di aggressività.

Per quanto riguarda le Baccanti, poiché secondo Euripide non vogliono assoggettarsi a Dioniso, non riconoscendolo come divinità, diventano folli e compiono atti di violenza e di sconsideratezza. E qui potremmo pensare che le seguaci di Zago non vogliono riconoscere la supremazia della figura maschile e si comportano per questo in modo violento. Così Zago e le altre combattono per la ‘preda’, quindi il maschio come trofeo da conquistare.

Le Erinni a loro volta si comportano come furie per vendicarsi contro chi viene a turbare il loro clan o quello che reputano tale e spesso se la prendono anche contro chi inconsapevolmente provoca la loro furia. Le Erinni sono molto collegate al mito di Oreste, cioè all’assassinio della madre, quindi in profondità è una risposta alla debolezza femminile, che viene negata attraverso la furia vendicatrice.

Inoltre in “Macbeth” di Shakespeare le streghe dicono “Il brutto è bello e il bello è brutto” e sono chiaramente apparse per confondere le idee del maschio trionfatore rovesciando l’ottica di  ciò che amabile e ciò che non lo è. Il loro scopo è beffarsi di lui e condurlo  verso l’errore fatale, portandolo così alla disfatta.

Le ‘streghe’ delle fiabe non sono solo quelle canoniche che si occupano di magia,  sono invece impersonate per lo più da parenti stretti, sorelle cattive o matrigne,  cioè figure familiari, molto vicine, che trovano un’utilità nell’ostacolare le protagoniste positive dei racconti perché sono gelose e quindi ostili. Le qualità del personaggio positivo le fanno imbestialire.  Infatti sono anche volgari e crudeli. Le sorellastre di Martina nella fiaba noir “Il Gelo” di Afanasjev, caratterizzata  anche da una certa comicità,  sono così terribilmente sgradevoli da esprimersi in maniera rude e sguaiata. Le due sorelle, viziate dalla matrigna, vengono mandate nella foresta dopo che Martina, che secondo i loro piani, doveva morire congelata, ritorna invece vestita come una regina e con una scatola piena di regali. Una delle due sorelle inveisce contro Gelo, l’entità fatata dell’inverno che ha risparmiato poco prima dal freddo la prima figlia del contadino: “Che tu possa sprofondare all’inferno. Sparisci, maledetto!”. Mentre l’altra si rivolge così alla sorella immersa nel freddo come lei: “muso insonnolito, brutto ceffo, grugno immondo”.

Insomma nella modernità del racconto di “Adesso scappa”, che rispecchia una società contemporanea dove i ruoli tendono a confondersi, tanto che Zago arriva a sostenere che i maschi hanno perso la loro forza e che quindi  si paleserebbe la necessità per  il genere femminile di diventare ‘virile’,  ritroviamo comunque le tracce di antichi schemi…

Stefania Fabri

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Informazioni su marginiesegni

Sono una piccola galleria d'arte, situata nella splendida piazza della Collegiata di Bracciano, un paese che si affaccia sull'omonimo lago. Ho tante cartoline disegnate e dipinte da artisti.

Un commento su “DAL GRAPHIC NOVEL A JANE AUSTEN

  1. carla ida
    ottobre 4, 2017

    Adesso scappa è un bel lavoro, e sono d’accordissimo con Stefania Fabri nel trovare antenati e antenate, seppure forse non così identificati dalle autrici. Intressantissimo il percorso che propone, dai classici alla fiaba, e del quale vedo un immediato utilizzo didattico se fossi un insegnante, soprattutto di scuola secondaria. Il graphic novel è ben riuscito, anche se avrei preferito un esito più intrigante. Ma forse pretendo troppo. E magari sarebbe piaciuto solo a me.
    Carla Ida (Salviati, pessima ragazza)

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