AVVERTENZE PER GENI

RIVISTA DI CONSIDERAZIONI CULTURALI DIRETTE A PERSONE IN GRADO DI LEGGERLE

Roma: una gita al Faro per uscire dalla nebbia?

farodi Maurizio Caminito ©

Nel nuovo programma culturale per Roma della Giunta Raggi c’è un preciso riferimento, che non pare aver attirato l’attenzione di nessuno, ai principi sanciti dalla Convenzione di Faro. Si legge infatti all’inizio del paragrafo 9.7:

Nel maggio 2014 un’importante decisione del Consiglio dell’Unione Europea ha riconosciuto che il patrimonio culturale svolge un ruolo fondamentale nel creare fiducia reciproca tra i cittadini, stimolare la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, migliorare la qualità della vita e il benessere degli individui e delle loro comunità, promuovere la diversità e il dialogo interculturale.”

In realtà la Convenzione citata, che prende il nome dalla cittadina portoghese in cui la discussione in ambito CE ebbe inizio, risale al 2005 e solo nel 2013 è stata ratificata dall’Italia. Nel frattempo il Consiglio d’Europa ha approvato anche un documento sulla Governance partecipata del patrimonio culturale[1] che ne ha definito confini e strumenti.

Al di là della formulazione inevitabilmente generica (e inserita all’interno di un documento programmatico redatto spesso in un politichese deludente) varrebbe la pena che si aprisse finalmente un confronto su quello che l’applicazione di tali princìpi potrebbe comportare per la vita culturale della Capitale.

Molti sarebbero gli aspetti da approfondire pubblicamente.

Il primo riguarda la definizione stessa di patrimonio culturale (di cui ovviamente Roma è ricchissima), anzi di quella che, nel testo della Convenzione, viene più propriamente tradotta come ‘eredità culturale’.[2]

“L’eredità culturale è un insieme di risorse ereditate dal passato che le popolazioni identificano, indipendentemente da chi ne detenga la proprietà, come riflesso ed espressione dei loro valori, credenze, conoscenze e tradizioni, in continua evoluzione. Essa comprende tutti gli aspetti dell’ambiente che sono il risultato dell’interazione nel corso del tempo fra le popolazioni e i luoghi;”

Quindi un concetto più ampio, rispetto a quello di patrimonio culturale, in cui tutte le forme di eredità culturale costituiscono, nel loro insieme, “una fonte condivisa di ricordo, comprensione, identità, coesione e creatività”.

Ma la Convenzione sottolinea, soprattutto, una stretta correlazione tra questo insieme di risorse (musei, biblioteche, archivi, luoghi, edifici, siti, paesaggi e pezzi di città) da tutelare e valorizzare e i cittadini, membri di quella che viene definita ‘comunità di eredità’.

“Una comunità di eredità è costituita da un insieme di persone che attribuisce valore ad aspetti specifici dell’eredità culturale, e che desidera, nel quadro di un’azione pubblica, sostenerli e trasmetterli alle generazioni future.”

In sostanza ogni cittadino, da solo o collettivamente, non solo avrebbe diritto a trarre beneficio dall’eredità culturale del proprio paese o della propria città e ad accedere a questi beni comuni (di cui quindi va garantita la massima apertura possibile), ma dovrebbe essere messo in grado di contribuire al suo arricchimento.

C’è bisogno sicuramente di un dibattito ampio e profondo su questi temi, sulle ragioni per le quali, ad esempio, il patrimonio immateriale può garantire diversità culturale e creatività umana, sui fattori che concorrono a determinare nel cittadino il senso di appartenenza ad una ‘comunità di valori’ e sulla sua sostenibilità nello sviluppo economico[3]. È necessario che questo approccio, conosciuto per ora solo da un ristretto numero di addetti ai lavori, sia condiviso dal numero più ampio possibile di agenzie culturali cittadine, in modo da produrre, lungo queste linee guida, proposte e progetti coerenti.

E sarebbe sicuramente utile per i cittadini e per gli operatori culturali avere un’informazione organizzata sulle buone pratiche che in Europa e in Italia si sono realizzate.

Ma contemporaneamente c’è bisogno (e questo sembra essere l’elemento in grado di fare la differenza) di un’Amministrazione Comunale che colga questa sfida e che vada oltre alle pur lodevoli citazioni e riesca ad essere concretamente efficace nella gestione del proprio patrimonio, aggiornando un quadro giuridico e finanziario che permetta l’azione congiunta di autorità pubbliche, investitori, organizzazioni non governative e società civile.

Certo la sfida è molto grande: si tratta niente meno che di mettere mano ad un’azione amministrativa con metodi innovativi (e certo i recenti esempi di gestione di spazi e beni comuni cittadini non danno adito a molto ottimismo), ma questa sembra essere l’unica possibilità per uscire da un provincialismo in campo culturale che mostra i suoi segni in tutta la città. Servirebbe davvero un faro per uscire dalle nebbie…

 

[1] http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52014XG1223(01)&from=IT

[2] Cfr. la traduzione della Convenzione Quadro riportata nel sito del Mibact (http://musei.beniculturali.it/wp-content/uploads/2016/01/Convenzione-di-Faro.pdf). Il termine cultural heritage è stato volutamente tradotto come eredità culturale, per evitare confusioni o sovrapposizioni con la definizione di patrimonio culturale di cui all’art.2 del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio.

[3] Cfr.: l’articolo di Agostino Riitano, “A un anno da Faro, l’Italia è ancora nella nebbia” pubblicato in Doppiozero l’11 Aprile 2014 (http://www.doppiozero.com/materiali/chefare/un-anno-da-faro-litalia-e-ancora-nella-nebbia), di cui in questo intervento si è parafrasato il titolo.

 

 

 

 

Annunci

Un commento su “Roma: una gita al Faro per uscire dalla nebbia?

  1. Maurizio Caminito
    ottobre 20, 2016

    Sulla Convenzione di Faro e sulla sua applicazione in Italia vedi il Supplemento 5 (2016) della rivista “Il Capitale Culturale. Studies on the Value of Cultural Heritage”: La valorizzazione dell’eredità culturale in Italia. Atti del convegno (Macerata, 5-6 novembre 2015), a cura di Pierluigi Feliciati. (http://riviste.unimc.it/index.php/cap-cult/issue/view/81)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il luglio 25, 2016 da in città, cultura, letture con tag , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: