AVVERTENZE PER GENI

RIVISTA DI CONSIDERAZIONI CULTURALI DIRETTE A PERSONE IN GRADO DI LEGGERLE

Il Leviatano ovvero Hobbes ripensato oggi

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di Stefania Fabri ©

Il film del regista russo Andrey  Zvyagintsev, “Leviathan”[1], premiato a Cannes e ai Golden Globes, è davvero straordinario, per essere nello stesso tempo filosofico e modernamente ancorato alla realtà. Questa cifra così straordinaria viene raggiunta da una parte facendo fede all’assunto di Hobbes, contenuto appunto in “Leviathan” del 1651, in cui si mette in evidenza come l’inclinazione generale dell’umanità sia un perpetuo e irrequieto desiderio di potere dopo potere, che cessa solo con la morte, dall’altra ci riporta ai grandi della letteratura russa che restano per alcuni versi ineguagliabili, da Tolstoj a Dostoevskij a Puskin. Ma la modernità del film sta anche nel ribadire come l’opacità del potere in Russia rimanga un dato indiscutibile che si riverbera anche nella vita comune generando corruzione. Nel finale poi c’è un richiamo all’asservimento al potere della chiesa russa.

Il protagonista del film si chiama Kolja, è un meccanico che vive in una cittadina sul mare di Barents, nella Russia del Nord e che tende a essere iracondo e a bere vodka come solo un nordico sa fare. Ha una seconda moglie, giovane e bella, di cui è molto innamorato, ma che suo figlio adolescente detesta ferocemente. La cittadina è  gestita da un sindaco truffaldino e violento che per pochi soldi pretende di espropriare il terreno in cui risiede la casa di legno con il garage per farci un albergo con vista mozzafiato sul mare.

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La storia riprende un romanzo di Kleist, che a sua volta si era fortemente ispirato a Kant, quindi siamo in piena propensione filosofica e questo il film la raggiunge sommando alla storia di un sopruso del potere, a cui non si può resistere,  uno scenario mozzafiato del mare nordico, sulla cui spiaggia simbolicamente giace un’enorme carcassa di balena. Kolja chiama in aiuto un avvocato di Mosca, Dimitri, un uomo affascinante, suo amico di gioventù, che cerca prima di contrastare il sindaco mafioso, ma poi dopo essere picchiato e minacciato, abbandona la partita, non senza aver sedotto la giovane moglie dell’amico, che dopo una lite furibonda con il marito si abbandonerà alle gelide ma suggestive acque del Nord. I personaggi di questa storia di corruzione e prepotenza sono davvero affascinanti per il loro spessore che deriva anche dalla letteratura russa: si respira aria di Dostoevskij con il marito bevitore e collerico, però malinconicamente vittima, e ricorda Cechov la moglie, ribelle e remissiva allo stesso tempo. Se ci aggiungiamo la musica di Philip Glass e l’indulgere sui meravigliosi paesaggi glaciali che contrastano con i forti sentimenti dei personaggi, questo film è di una bellezza commovente.

[1] uscito nelle sale a dicembre 2014.

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