AVVERTENZE PER GENI

RIVISTA DI CONSIDERAZIONI CULTURALI DIRETTE A PERSONE IN GRADO DI LEGGERLE

CANDICE RENOIR” E “P’TIT QUINQUIN”: LE SERIE TV FRANCESI PIÙ ORIGINALI

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di Stefania Fabri ©

Dopo il successo della serie televisiva di “Braquo” dell’originale creatore di polizieschi ed ex poliziotto, Olivier Marchal, dove quattro poliziotti troppo attaccati alla giustizia da diventare violenti  attraversano la cosiddetta linea gialla cioè decidono di violare la legge per punire i cattivi, ci sono altre due serie francesi assai interessanti e apprezzate da chi non ne può più delle serie americane che tirano a chi la spara più grossa sempre al limite dell’umorismo scontato e anche dell’inverosimile totale.

Si tratta da una parte di una serie giunta alla terza edizione (quindi molto fortunata) e cioè “Candice Renoir” (trasmessa in Italia da Fox Crime), mentre l’altra è una miniserie che sa di capolavoro intitolata “P’tit Quinquin” (trasmessa da Arte). L’una si schiera dalla parte delle donne commissario che non si trasformano in macchine da guerra, l’altra crea un’atmosfera surreale e insieme comica addentrandosi nella provincia francese insieme a bambini taciturni, vacche e poliziotti ruspanti con strani tic nervosi.

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La serie di “Candice Renoir” è uscita nel 2013 con otto episodi ed è continuata con altre due serie (attualmente è in corso in Italia la seconda stagione), quindi verificando un successo immediato. L’attrice che la interpreta, Cécile Bois, si è presentata al cast della serie dopo una seconda gravidanza e quindi ancora un po’ fuori forma fisicamente e anche lei con la sensazione di esserlo rispetto al suo mestiere. Però Candice è risultata perfetta per la parte, infatti Candice è una donna poliziotto, appena divorziata, sopraffatta dalla vitalità dei suoi quattro figli, che ha deciso di tornare alla professione dopo un decennio di permanenza all’estero.  Quindi la nostra eroina è alle prese sia con i figli (tra cui due gemelli) sempre più esigenti, che tendono a riportarla ai problemi quotidiani, sia con i colleghi che la vedono come un’usurpatrice del ruolo che avrebbe dovuto prendere il maschio più alto in grado del gruppo. Questa Candice è piaciuta anche ad Aldo Grasso del Corriere della Sera ed esperto di televisione, soprattutto perché l’ha trovata priva di orpelli. La sua caratteristica principale è quella di possedere un’estrema sensibilità che le fa notare particolari che ai suoi colleghi sembrano insignificanti e che invece finiscono per diventare determinanti nell’analisi dell’accaduto e nel prosieguo dell’indagine. La stessa attrice ha indicato in Candice la capacità di fare qualcosa d’inaspettato e di attivare una capacità di profonda osservazione senza mai dare troppo nell’occhio. Lo spettatore è portato a identificarsi con la sua semplicità e ad essere gratificato dalle sue intuizioni che nascono spesso da un’attenzione amabile per la vita e per la personalità delle vittime. A sottolineare ancora di più la “normalità” dello sguardo di Candice sono i titoli degli episodi, che riprendono detti comuni tipo: “Bisogna diffidare delle acque chete” oppure “Il fine giustifica i mezzi”.

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“P’tit Quinquin” è una mini-serie televisiva di quattro puntate del regista Bruno Dumont che secondo alcuni critici entusiasti ha realizzato un mix tra Twin Peaks e True Detective. Il protagonista è un ragazzino molto intraprendente che segue con i suoi amici e la sua fidanzatina lo sviluppo di un giallo dai contorni inquietanti. Ma anche il commissario inviato in questa cittadina del Nord della Francia che guarda all’Inghilterra, in cui la maggiore attività è quella di allevare le mucche, è un tipo particolare: ha un assistente un po’ tonto mentre lui ha strani tic e un’espressione difficile da interpretare. In sostanza non si capisce se sia un genio oppure un idiota. Il regista in un’intervista ha raccontato come la tragedia si mescoli bene con la commedia in questo suo giallo che oltre all’aspetto comico e grottesco sviluppa anche quello dell’horror e del mistero. Infatti nel primo episodio viene trovata una mucca morta letteralmente farcita con pezzi del corpo  di una donna assassinata. Dumont ha spiegato di aver usato degli attori non professionisti proprio per realizzare qualcosa non solo di più divertente ma anche capace di sorprendere. Infatti secondo lui c’è qualcosa di recalcitrante nei non professionisti che lo diverte e che rende il suo cinema più attraente, naturalmente tutto questo succede perché li sceglie davvero bene. Quinquin e la sua gang di ragazzini sono deliziosi per come capiscono tutto e non perdono di vista tutti i dettagli della misteriosa storia che li coinvolge. L’ispettore poi che sembra pensi sempre a qualcos’altro e che sia del tutto fuori posto invece a tratti risulta quasi filosofico. Il critico di cinema Stéphan Delorme ha definito la serie “un gesto radicale”. Effettivamente è un diverso modo di fare cinema e di fare televisione, con molte pause e molti silenzi. Riguardo ai personaggi si è sempre in dubbio tra il ritenerli conturbanti oppure grotteschi. Non ci fidiamo più di nessuno, arriviamo a pensare che anche la banda di ragazzini di Quinquin sia inquietante. Anche il semplice gesto di pascolare le mucche ci sembra foriero di esiti insoliti. I titoli dei quattro episodi sono in tono con l’allusione al grottesco e all’orrifico. Sono divertenti anche perché sono scritti nello strano dialetto del posto e tradotti suonano così: “La bestia umana”, “Al cuore del male”, “Il diavolo in persona”, “… Allah Akbar!”

 

 

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