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“The Village”: la Grande Guerra vista da chi resta a casa

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di Stefania Fabri ©

Siamo negli anni in cui in tutta Europa si ricorda la Grande Guerra. Vengono pubblicati libri, tanti documentari e film dedicati a quel periodo, anche se non sempre con risultati soddisfacenti.

La serie televisiva della BBC One dedicata alla prima guerra mondiale e intitolata “The Village”[1] è davvero coinvolgente e molto ben realizzata. Riprende in maniera esplicita la serie cinematografica “Heimat” creata a partire dal 1984 dal regista tedesco Edgar Reitz e ne riprende il concetto di “piccola patria”, luogo circoscritto dove si è nati e in cui tutto si svolge. Reitz trent’anni fa ha raccontato la storia di una famiglia in un villaggio di campagna, in cui le vicende dei protagonisti si intrecciavano con gli avvenimenti della storia tedesca dal 1919 al 1982.

Anche in questa serie inglese si parla delle conseguenze della forzata partenza dei giovani per la Grande Guerra e delle disparità del trattamento riservato ai ricchi proprietari del luogo e ai contadini, alle prese con le difficoltà dovute al clima e alla carestia. C’è un’aria molta diversa da quella assai più accattivante che circola nel pur giustamente celebrato “Downton Abbey”, di cui però bisogna riconoscere l’eccessiva natura romanzesca!  Qui i servitori si girano verso le pareti quando passa il nobile padrone (ha un curioso copricapo che dovrebbe impedire di vedere le brutte bruciature che si è procurato nella guerra colonialista nel Sud Africa contro gli Zulu), non c’è tutta questa simpatia e bon ton nei confronti della classe ‘inferiore’.

La storia viene raccontata con gli occhi di un ragazzino intraprendente, Bert Middleton, che diviene adulto via via che passano gli anni. Bert racconta la storia ormai da anziano (è forse l’uomo più longevo del Regno Unito!) ed è un tipo che ispira subito simpatia, scherzoso e amante dell’avventura. La sua famiglia però è davvero povera. C’è da arare il campo a colpi di falce e non c’è neanche un soldo per fare la spesa. Il padre, interpretato da John Simm, mite e attraente interprete di “Life on Mars”, qui invecchiato e reso violento e insopportabile dall’abuso di alcool, sta portando la famiglia alla rovina. Tutto si mantiene a fatica solo grazie allo spirito indomito della madre, che però rimane incinta per la terza volta, e grazie al lavoro come aiuto giardiniere dai ricchi Allingham del figlio maggiore Joe, che però dovrà partire per la guerra.

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Gerard Gilbert nell’ “Indipendent”[2] sostiene che abituati ormai a essere soddisfatti da serie televisive tipo i “Soprano” su un simpatico boss della mafia italo-americano e “The Wire”, sulla rocambolesca lotta al traffico della droga ambientata a Baltimora,  quando la tedesca “Heimat” ha dato un altro senso alle serie televisive, bene ha fatto Peter Moffat a rifarsi a quell’esempio, che però era anche esteticamente più ‘documentario’ di quello inglese in quanto alternava al colore il bianco e nero. La scelta di Moffat di evitare di far vedere le trincee e il fango della Grande Guerra (che non dobbiamo dimenticare si calcola abbia prodotto 37 milioni di vittime) non porta discredito alla serie, anzi la documentazione sul lavoro agricolo dell’epoca e sulla storia delle famiglie di braccianti e di operaie calzaturiere, che sta alla base della sceneggiatura,  ha dato esiti piuttosto convincenti, mostrandoci la durezza della Grande Guerra nei drammi personali: dalla morte per fucilazione del figlio maggiore, impossibilitato a tornare sul campo di battaglia da un esaurimento nervoso dovuto a una terribile punizione da parte dei superiori, fino alla persecuzione del maestro elementare che si era dichiarato obiettore di coscienza.  Anche tra i ricchi c’è chi ha la sua parte di atrocità: la cura psichiatrica della giovane figlia dei potenti del luogo, a cui è stata sottratto il figlio, frutto dell’amore illecito con Joe Middleton, è davvero violenta e persecutoria dato che prevede anche l’alimentazione coatta. Insomma ci si dispera nel vedere i personaggi preda di ingiustizie o di pesanti conseguenze delle loro azioni, ma nello stesso tempo si ha l’impressione di essere dentro una storia non solo vera, ma con la gradevole novità che l’eroina della storia è la madre dei ragazzi, Grazia Middleton, così coraggiosa nel difendere i figli dal padre violento e così determinata nelle rivendicazioni in fabbrica e infine così consapevole delle ingiustizie che la guerra avvalora come cose normali. I ritratti femminili sono assai ben delineati e valorizzati. Non manca anche l’interessante figura della suffragetta, figlia del prete locale, che riesce a convertire il padre di Bert, che da dedito all’alcool diventa un assiduo frequentatore della Bibbia, (se pur sempre sfaccendato) suscitando però l’astio della moglie che deplora in questa accanita conversione una scusa per sottrarsi alle proprie responsabilità.

La seconda serie, che è stata vista in Inghilterra nella seconda metà del  2014 e che parte dal 1923, in un periodo, quindi, in cui la Grande Guerra è ormai alle spalle, non sarebbe all’altezza della prima perché ci ha avvertito Peter Stanford su “The Telegraph”[3]: “C’era almeno una morte brutale – per suicidio, esecuzione sommaria o mutilazione – in ogni singolo episodio di The Village durante la sua prima corsa su BBC One, con adozioni forzate assortite, discese nella follia, il sadismo casuale e la febbre della epidemia spagnola da rispolverare per chi era riuscito a sopravvivere” , mentre per la seconda serie la rete televisiva pare che abbia raccomandato alla produzione di alleggerire il tono.  Giustamente Stanford si aspettava tutto meno che una fiera itinerante con bandierine e risate, come inizio della seconda serie, ma è da lì che si ricomincia. E Moffat ha anticipato che si sarebbe visto ‘il lato soleggiato’, il sesso e il jazz.  Quindi mentre Peter Stanford si era preparato (come tutti noi) i fazzoletti per piangere sulle vicende della famiglia Middleton, ha scoperto che le riprese venivano fatte sul lago dove Colin Firth si è bagnato la camicia per fare la parte di Mister Darcy!

 

 

[1] Scritta da Peter Moffat e andata in onda nel 2013- 2014 arriverà in Italia quanto prima.

[2] The Indipendent, “Un vero Heimat inglese: Potrà essere epico come la saga germanica la serie BBC  Il Villaggio? di Gerard Gilbert, 14 marzo 2013

[3] The Telegraph, “Il Villaggio: Voglio in TV miseria, non bandierine e risate” di Peter Stanford, 5 agosto 2014.

 

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Questa voce è stata pubblicata il febbraio 21, 2015 da in cultura, serie TV con tag , , , .
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