AVVERTENZE PER GENI

RIVISTA DI CONSIDERAZIONI CULTURALI DIRETTE A PERSONE IN GRADO DI LEGGERLE

UNA NUOVA BIBLIOTECA PER RAGAZZI A ROMA

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Stefania Fabri  ©

 

Quando nel 1988 fu possibile aprire la Biblioteca Centrale per Ragazzi in Via San Paolo alla Regola (c’era una giunta pentapartito con l’Assessore alla Cultura repubblicano Ludovico Gatto, che però era stato sollecitato da una interrogazione firmata da sette consiglieri dell’allora PCI), venne persino il famoso illustratore inglese Tony Ross a contribuire al suo successo.

Nei primi anni Novanta si parlò sul Corriere della Sera di ‘una sala di lettura in stile inglese con diciannovemila volumi e tanti video’ (articolo di Lilli Garrone).  Intervistati gli operatori della Biblioteca segnalarono da subito che ci sarebbe voluto più spazio “perché 250 metri quadri per l’unica Biblioteca di Roma specializzata in questo settore sono veramente pochi”.

Da allora, i 19.000 volumi, sarebbero aumentati solo fino a 27.000 (per ovvii motivi di spazio) e poi si sono aggiunte le tre piccole botteghe a piano terra che hanno aumentato di un centinaio di metri quadri la superficie a disposizione, ma che non sono collegate al resto della struttura. Insomma la Biblioteca Centrale Ragazzi, che non è accessibile ai disabili (e neanche ai piccolissimi e ai nonni dato che ha delle scale assai ripide e non c’è ascensore) non risponde neanche lontanamente alle esigenze attuali. Ma non solo per problemi di spazio. Essendo collocata dietro il Ministero della Giustizia, nella Zona Blu di un centro storico assai sofferente per i problemi di parcheggio, non permette nemmeno più l’accesso alle scolaresche provenienti dalla periferia.

Insomma la Biblioteca di San Paolo alla Regola non merita più il titolo di Biblioteca Centrale per Ragazzi. E non c’è bisogno di fare paragoni con biblioteche ‘storiche’ simili come la francese l’Heure Joyeuse con una superficie di più di 800 metri quadri (peraltro inaugurata nel 1924), ma guardando anche solo in Italia ecco la De Amicis di Genova che, dopo il suo trasferimento nel Porto Antico dalla sede storica, dispone ora di 70.000 titoli e di 2.200 metri quadrati, dove può svolgere ogni sorta di attività.

C’è un’altra considerazione da fare. La Biblioteca Centrale per  Ragazzi per tutti gli anni Novanta e oltre ha anche usufruito di un periodo d’oro del rilancio della Letteratura contemporanea  per ragazzi in tutto il mondo con grandi autori ed editori molto motivati (prima di Harry Potter per intenderci) e le attività promosse in quegli anni non solo furono molte e di grande livello, ma furono espansive allargandosi verso i grandi spazi del Comune, come l’Acquario Romano con la grande iniziativa dedicata agli illustratori Canadesi, come il Museo di Roma in Trastevere con quelle sulla poesia per ragazzi e Pinin Carpi, e il Palazzo delle Esposizioni con la mostra “Multipli Forti”, che vedeva al centro illustratori e artisti come Innocenti, Luzzati, Lionni e curatori come Barilli, De Grada, Quesada. Anche questa possibilità sembra molto ridimensionata ad oggi. Insomma la spinta propulsiva si è esaurita anche perché la biblioteca non ha potuto evolversi, non solo rispetto agli spazi, ma anche alle sue funzioni.

I nuovi servizi bibliotecari da realizzare dovranno tenere conto di due riflessioni importanti:

  • la prima è quella relativa alle strategie per “addomesticare” l’invadenza degli strumenti digitali nel mondo della lettura come ci ha bene avvertiti Roberto Casati (con il suo “Contro il colonialismo digitale”)
  • la seconda è quello che Roberto Calasso (in “L’impronta dell’editore”) definisce l’ostacolo di fronte al quale si trova il lettore contemporaneo: l’esistenza separata, solitaria e autosufficiente dei libri.

Un paese che ha sempre avuto pochi lettori forti, in questo contesto corre, insomma, un duplice rischio: avere delle intere generazioni che usano il digitale nella maniera più superficiale possibile e nello stesso tempo che ritengono il libro una cosa antiquata fuori dal loro mondo.

Riguardo a quest’ultimo dilemma si avverte la necessità di un adeguato programma verso le scuole, in particolare le scuole medie (settore che anche in Francia ultimamente ha dato da riflettere). Tempo fa ci siamo tanto preoccupati degli adolescenti, ma, forse, ora dobbiamo darci da fare sui preadolescenti, senza trascurare ovviamente i più piccoli.

Un ruolo fondamentale per Roma hanno sempre avuto le biblioteche in periferia, dove ancora rivestono il ruolo anche di centri culturali, di presidi della lettura e di offerta di occasioni d’incontro. Per questo motivo sembra fondamentale sfruttare la possibilità di una grande biblioteca per ragazzi proprio in periferia. Come ha ben spiegato l’economista francese Laurent Davezies a proposito di Parigi, la crisi economica ha rimescolato le carte e si aprono nuove opportunità di affrontare quella che lui definisce “la nuova frattura territoriale” con un nuovo inclusivo rilancio delle periferie, proprio perché non esisterebbe più il concetto di ‘centro’.

Ci vuole ora più che mai uno spazio adeguato che sappia davvero formare un nuovo di tipo di lettore, in grado di orientarsi nella società contemporanea. Una struttura nelle condizioni di poter affrontare le grandi sfide del digitale, che vede i nostri bambini in ritardo rispetto agli inglesi e ai francesi, per non parlare degli americani.  Una sede ampia, se possibile con un’area verde intorno, con spazi dedicati alle tante modalità di lettura che oggi sono possibili e con servizi nuovi che alla lettura forniscano supporti adeguati.

 

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3 commenti su “UNA NUOVA BIBLIOTECA PER RAGAZZI A ROMA

  1. Enrica Rossi
    dicembre 12, 2014

    Sono felice e grata di avere ricevuto questo articolo importante. Non solo concordo, proverei a proporre un vero e proprio gruppo di pressione. Una lobby (nitida e dichiarata) in grado di riproporre il tema con forza, collettivamente e, al contempo, ciascuno nel proprio ambito. E gli ambiti che ognuno attraversa sono molti, lavorativo, amicale, familiare, condominiale, del volontariato politico (sic!) e sociale, di quartiere. Conterà niente, ma io pratico questo metodo da sempre, alle volte in solitudine purtroppo, alle volte con altri. E non mi arrendo, perchè funziona. E perchè credo fermamente nel ruolo delle biblioteche pubbliche, che devono diventare le nuove piazze, rafforzarsi come luoghi di incontro, di servizio al cittadino e di formazione permanente. E di gioco, dagli 0 ai 100 anni, la leggerezza nutre l’intelligenza critica ben più della pesantezza. Sono convinta che sia concretamente possibile, che i fondi ci siano (basterà solo che eletti e amministratori non li usino per alimentare il malaffare, partitico e non) e che si possa persino vincere. Ma sarà necessario avere il passo del montanaro, costante e determinato, che di scattisti scaltri non si sa proprio che farsene, da mai ma più ancora oggi, 12 dicembre 2014.
    Con l’affetto e la stima di sempre, grazie mille Stefania
    Enrica Rossi

  2. paolagaglianone@libero.it
    dicembre 12, 2014

    Questo appello-riflessione mi sembra perfetto. Facciamo una strategia per diffonderlo. Pensiamoci e subito dopo Capodanno cerchiamo di vederci. A presto. Paola

  3. Pingback: Universo Mamma

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Questa voce è stata pubblicata il dicembre 11, 2014 da in città, cultura, infanzia, letture, nativi digitali con tag , , , , , .
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