AVVERTENZE PER GENI

RIVISTA DI CONSIDERAZIONI CULTURALI DIRETTE A PERSONE IN GRADO DI LEGGERLE

Lo scrittore che celebra l’impossibilità di scrivere

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Lo scrittore che celebra l’impossibilità di scrivere ci dice subito all’inizio del libro che quello scritto e pubblicato da lui “non è un romanzo ma un giro in bicicletta”[1]. Antonio Pascale è uno scrittore prolifico ma fa sempre finta di non riuscire a scrivere. Sarà una scusa perché di fatto sente che la forma romanzo è completamente esausta? Oppure seguendo quanto preconizzato da Lucien Goldmann[2] che ha visto due fasi nel romanzo: quella della dissoluzione dell’individuo e quella dell’universo autonomo degli oggetti, c’è una terza fase: quella della sparizione di entrambi?

Quando si prova a leggere la storia dell’ingegner Brandani[3], che era in concorso al Premio Strega, si capisce perché abbia vinto invece Francesco Piccolo[4], che è un altro che la forma romanzo ha sempre cercato di svicolarla: chi ci crede troppo nel romanzo, si autocelebra con un fiume di parole, spesso insostenibili, seguendo le imprese di personaggi inverosimili, proprio perché dovrebbero essere rappresentativi di una società, di un periodo storico.

Pascale è anche un brillante e originale saggista, per esempio i suoi “Non è per cattiveria”[5] e “Questo è il paese che non amo”[6] (che ha presentato anche a Casa della Memoria di Roma, dove i palati sono assai sofisticati) sono esempi del suo guardare il mondo, in maniera disincantata ma con piena coscienza dei propri limiti. Nel primo volume dice a un certo punto: “Mi tocca dunque, per poter guardare quello che vedo, scavare nella mia labile dimensione psichica. Non spaventarmi se il percorso è ondivago e divagatorio, perché, in pratica, tutte le storie sono dei surrogati di un’unica storia che fa da matrice, più viva e palpitante, e per questo naturalmente più nascosta”[7].

Nel primo capitolo de “Le attenuanti sentimentali” che è intitolato “Less is more” Pascale racconta il suo complicato itinerario attraverso la scrittura. Ne “La città distratta”[8] non volle un protagonista perché parlava della sua città, Caserta, una città minore che crea personalità complesse, come quella per esempio dello sfortunato partecipante del Grande Fratello uno, Pietro Taricone. Ne “La manutenzione degli affetti”[9] inseguiva dieci storie e tutti a dire che era un gran bel titolo. Nel 2005 arriva “Passa la bellezza” ( da un verso di Sandro Penna) , che già dal titolo invitava alla stroncatura. “S’è fatta ora”[10] invece è strutturato in cinque episodi, che mettono a fuoco fasi cruciali della vita, vita che si scompone, s’incarognisce, si trova di fronte a fondamentali bivi. Poi Pennacchi in “Canale Mussolini”, che gli fruttò uno Strega, diede il nome di Antonio Pascale all’agronomo del romanzo, che guarda caso nel corso del testo gli era diventato ‘stronzo’, ma Pascale  ingoiò elegantemente questa fastidiosa associazione.

In questo ultimo romanzo, alla crisi della scrittura risponde con l’idea, suggerita da un’amica francese, dell’autofiction. In un’intervista[11] Pascale ha spiegato in che senso gli sembra utile nella scrittura parlare di se stessi, inserirsi nel congegno narrativo: perché offre al lettore la doppia lettura, lo stage e il back-stage, il dritto e il rovescio, i comportamenti insulsi e le attenuanti sentimentali che sono quelle che ci si può concedere dal momento che siamo tutti impegnati ad allontanare il calice della morte e a resistere all’inorganico che ci attrae sempre.

La filosofia di Pascale paradossalmente sembra somigliare a quella del suo quasi omonimo Pascal, che d’altra parte era tutt’altro che bigotto, ma piuttosto un vero genio multiforme: “Noi navighiamo in un vasto mare, sempre incerti e instabili, sballottati da un capo all’altro. Qualunque scoglio, a cui pensiamo di attaccarci e restar saldi, vien meno e ci abbandona e, se l’inseguiamo, sguscia alla nostra presa, ci scivola di mano e fugge in una fuga eterna. Per noi nulla si ferma”[12].

Però quando nel romanzo il protagonista si documenta per fare un filmato sul porno invece che scrivere, ci fa capire che c’è un limite alla conoscenza della realtà e che tutto è assolutamente preda di percorsi individuali completamente folli.

Ci dimostra anche che la scrittura non è materia per principianti: bisogna essere disposti a tutto, anche a mettersi in ridicolo e farsi male da soli.

In questo gioco, perfettamente riuscito direi, ci chiediamo che fine faccia il romanzo, la sua struttura narrativa e la possibilità di fare storie del tutto fantasiose che nulla abbiano a che vedere con la nostra doppia personalità o perlomeno con una sola delle due.  Insomma l’autofiction è la morte del romanzo, ma nello stesso tempo è la guida per uscire dalla palude dell’impossibilità di comunicare senza falsità.

Pascale sembra in definitiva tagliare corto sul romanzo: le trame troppo artificiali non gli interessano, i lettori hanno bisogno di soddisfare le loro personalità multiple.

Nel frattempo gli alternativi del collettivo di scrittori, i Wu Ming, vanno alla riscoperta della Rivoluzione francese con “L’armata dei sonnambuli”[13] che vede coinvolti per ben 808 pagine decine di personaggi di contorno. I Wu Ming sembrano fare l’operazione opposta rispetto a Pascale: per la prima volta nei loro venti anni di attività letteraria, i protagonisti del libro non sono ispirati a personaggi realmente esistiti, anche se ovviamente c’è a monte un cospicuo lavoro di documentazione.

Che cosa sta succedendo nel romanzo italiano? Si sta ‘decomponendo’? Cerca nuove strade? Ha bisogno di un lettore più smaliziato, persegue l’illusione di una possibile trama autentica?

 

Stefania Fabri ©

 

 

[1] Antonio Pascale, Le attenuanti sentimentali, Torino, Einaudi, 2013, p. 3

[2] Lucien Goldmann, Per una sociologia del romanzo, Milano, Bompiani, 1967,p. 188.

[3] Francesco Pecoraro, La vita in tempo di pace, Firenze, Ponte alle Grazie, 2013.

[4] Il desiderio di essere come tutti, Torino, Einaudi, 2013

[5] Pubblicato da Laterza nel 2006.

[6] Pubblicato da Minimum Fax nel 2010.

[7] Antonio Pascale, “Non è per cattiveria”, p. 11

[8] Einaudi, 2001.

[9] Einaudi, 2003.

[10] Minimum Fax, 2006.

[11] Radiofonica con Mix Cloud, “La colazione dei campioni”.

[12] Da “I Pensieri”, 72

[13] Einaudi, 2014.

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