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La Città della Cultura di Galizia: un progetto di Peter Eisenman

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Santiago de Compostela, la città galiziana dei pellegrini, cerca una nuova identità e, per farlo, si affida all’architettura e all’arte contemporanea. Del resto dopo il successo dell’operazione Museo Guggenheim di Bilbao (http://www.guggenheim-bilbao.es/), molte città spagnole stanno in questi ultimi anni tentando di seguire la stessa strada.

A Santiago nel 2011 è stata inaugurata la Citta della Cultura di Galizia, un grande progetto affidato all’architetto americano Peter Eisenman, ancora in costruzione, ma che già si presenta come una delle realizzazioni più significative nel campo dell’architettura dei grandi contenitori culturali contemporanei europei.

Qui un video promozionale dell’opera: https://www.youtube.com/watch?v=feJBlLvOpiQ .

Il progetto è frutto di un concorso internazionale bandito nel 1999 a cui parteciparono nomi del calibro di Ricardo Boffil, Steven Holl, Rem Koolhass, Daniel Libeskind, Juan Navarro Baldeweg, Jean Nouvel e Dominique Perrault e che fu vinto da Eisenman “per la sua singolarità concettuale, la plasticità e per la sua eccezionale sintonia con il contesto”.

Eisenman è noto come membro dei New York Five, cinque architetti (Eisenman, Charles Gwathmey, John Hejduk, Richard Meier, e Michael Graves) i cui lavori apparirono a un’esposizione del MoMA nel 1967. Le opere dei cinque, al tempo, furono considerate una reinterpretazione delle idee di Le Corbusier. In seguito le strade si divisero, ed Eisenman iniziò ad avvicinarsi al movimento decostruttivista. Ha sempre avuto una forte relazione culturale con gli intellettuali europei, come l’inglese Colin Rowe, lo storico italiano Manfredo Tafuri e il filosofo Jacques Derrida. E molti rapporti con gli architetti italiani, da Giuseppe Terragni ad Aldo Rossi.

Il progetto di Eisenman parte dall’idea di creare ex novo nella periferia della città un’area, pari a quella dell’intero centro storico di Santiago, che ne assuma anche la forma ovale, e che ritrovi una serie di riferimenti del contesto urbano molto precisi. La Città della Cultura sorge, infatti, in cima al Monte Gaias, a tre chilometri circa dalla collina sormontata dalla città vecchia e dalla sua cattedrale.

Gli elementi ispiratori del progetto sono stati la conchiglia, simbolo di Santiago de Compostela, i profili altimetrici delle principali vie del Camino e, soprattutto, il piano terra della parte medievale del centro storico, con il suo intrico di stradine e di bassi edifici in granito. Lo schema generale del progetto è una sorta di collina artificiale in cui gli edifici, che sono scavati nel terreno, configurano, con le loro “pieghe”, una nuova topografia urbana.

Per alcuni Eisenman sembra aver tratto ispirazione da un esempio di «Land Art»: il «Grande Cretto» di Gibellina in Sicilia (1985-1989), disegnato da Alberto Burri come memoriale per il terremoto del 1968: una «mappa» di cemento della città distrutta con pieghe e strade incise.

Bisogna dire che nel passaggio dal modellino, presente in mostra in una sezione della Città, alla realizzazione finale in scala 1:1 si perde molto del fascino dell’opera, anche se numerosi squarci del paesaggio artificiale creato da Eisenman risultano comunque affascinanti.

La Biblioteca occupa una superficie di 15,702 mq ed è destinata a diventare capofila del sistema di biblioteche galleghe e a raccogliere, conservare e diffondere il patrimonio bibliografico della Galizia e tutta la produzione a stampa, audio, audiovisiva o informatica ad esso collegata. L’edificio è costituito da una grande sala lettura su più livelli, cui si accede dalla strada porticata che condivide con l’edificio dell’Archivio della Galizia.

Quest’ultimo, il più meridionale degli edifici della Città della Cultura, sorge di fronte alle torri di Hejduk (l’amico e collega scomparso cui Eisenman ha voluto rendere omaggio trasferendo qui una sua opera) e condivide con la Biblioteca la passerella pedonale che consente l’accesso sul lato opposto. Al suo interno vi sono una sala lettura di grandi dimensioni e sale polivalenti, uno spazio espositivo per la collezione e l’archivio vero e proprio. All’interno vi sono, inoltre, gli uffici e le aree di ricerca. Di fronte all’ingresso, configurato come ambiente indipendente, si trova la zona denominata “Il Cammino di Santiago” utilizzata come grande spazio espositivo.

Oggi la Città della cultura, il cui budget iniziale di 100 milioni è più che quadruplicato, è ancora lontana dal suo completamento (mancano ancora due dei sei edifici previsti: la biblioteca, l’Archivio, il Museo della Galizia, il teatro auditorium, il centro internazionale d’arte e i servizi generali), i costi per la sua gestione e manutenzione sono senza dubbio assai notevoli e l’attuale crisi finanziaria ed economica sicuramente si fa già sentire. È quindi possibile che in quest’occasione il magico «effetto Bilbao» non funzioni. Staremo a vedere.

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Questa voce è stata pubblicata il agosto 18, 2014 da in architettura, arte, città, cultura con tag , , , , .
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