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“ORANGE IS THE NEW BLACK”: LA SERIE TV CHE FA PAURA ALLE LADIES

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“Orange is the new black” è una nuova serie televisiva americana, visibile sul portale streaming italiano Infinity, ideata da Jenji Kohan, autrice peraltro di un precedente “Weeds”, dove si racconta di come una donna borghese, democratica e piena di buoni propositi, si debba dedicare per problemi economici allo spaccio della cannabis.

La serie “Orange is the new black” è particolarmente interessante perché è ispirata a una storia vera, documentata nell’omonimo  libro  di Piper Kerman, pubblicato anche in Italia[1], in cui l’autrice racconta in prima persona la sua scottante esperienza reale che l’ha vista finire in un carcere femminile all’età di venticinque anni, mentre si trovava da poco, con un fidanzato gentile, in una bella casa a Manhattan, e pensava di dedicarsi ad attività del tutto innocue. In un passato, che le sembrava lontanissimo, aveva sperimentato una relazione con una donna più grande di lei e si era trovata coinvolta nel trasporto di somme derivanti dal traffico di droga. Tutto ciò, dopo tanti anni, la conduce inaspettatamente a una condanna definitiva di quindici mesi di detenzione in una prigione federale. E da lì in poi è iniziata un’esperienza allucinante perché la povera Piper è diventata la detenuta #11187-424.

l'attrice e quella vera di orange-is-the-new-black-netflix-new-original-series L’attrice e l’autrice del libro

Un decennio prima Piper Chapman (Taylor Schilling) effettuava passaggi di contanti per la droga da Bali per una ex-amante (Laura Prepon), peccando di eccessiva imprudenza. Da allora, tutto è cambiato: ha scelto di rigare dritta, giuridicamente e sessualmente; lei è ora fidanzata con Larry (Jason Biggs) e vive una vita calibrata e priva di incognite. Ma qualcuno si è ricordato di lei e l’ha denunciata, facendolo poco prima che la prescrizione scadesse, e l’ha mandata in un carcere femminile nello stato di New York.

La serie televisiva è stata notata dai critici televisivi dei maggiori giornali per le sue speciali caratteristiche: “Mettendo in gioco criminali meno terribili e meno violenti, si concentra meno sulla brutalità della prigione e più sulla sua sociologia. Attraverso Piper, veniamo iniziati ai riti del carcere (ad esempio, si fa riferimento a se stessi solo col cognome), la sua cultura (compreso la razziale auto-segregazione di molti detenuti), i suoi pericoli (dove s’impara rapidamente a non offendere il cuoco della prigione), e le sue umiliazioni (i detenuti devono pulire le loro celle con maxi assorbenti).”[2]

Hank Stuever[3] sostiene che “ la Kohan ha anche creato una tentacolare saga di droga-e-famiglia, Weeds  e Orange is the new black ha po ‘ di quella stessa sensazione comico-tragica con un bel po’ più di profondità. Una volta che Piper (Taylor Schilling, interpreta un piccolo uccello perfettamente ingenuo) è dietro le sbarre, ci viene presentata una dura, ma complessa serie di personaggi femminili.”

Sohrab Ahmari[4]  ha ben descritto le ragioni del successo della serie: “Una volta che il suo calvario comincia all’interno, però, Chapman deve confrontarsi con esigenze che sono molto più fondamentali. Come la necessità di calorie: una denuncia incurante circa il cibo arriva a portata d’orecchio del capo chef, una matriarca di estrazione russa soprannominata Red (Kate Mulgrew), e porta Chapman ad essere “affamata ” dal personale di mensa. («Ha messo una fatwa su di me!” La prigioniera affamata dice al fidanzato Larry alla sua prima visita.) L’impostazione ‘donna in prigione’, e le varie tipologie ‘lumpen’ che la abitano, forniscono gran parte del resto della tensione drammatica, che è tenuta leggera da un sollievo umoristico. Non c’è mancanza di atmosfera da spettacolo, perché si dispiega tutta la sua impostazione squallida ottenendo il massimo effetto di shock. C’è un tampone utilizzato avvolto in un biscotto da colazione (da non chiedere). Fotografie private ​​delle detenute circolano tra le guardie, la maggior parte dei quali sono maschi e ognuno dei quali sembra avere un interesse salace nei loro confronti. E le detenute sono costrette ad accovacciarsi, a tendersi e tossire (presumibilmente per rilevare contrabbando nascosto).”

Insomma una donna educata e di temperamento gentile si trova all’interno di un girone infernale e deve fare i conti con brutalità e violenze, con personaggi induriti dalla prigionia, con il potere di chi viene prima di lei, con i complessi legami sessuali e sentimentali tra le detenute, nonché con la ‘protezione’ dei capi maschi… Qualcosa insomma che fa rabbrividire e che fa sentire chiunque potenzialmente in pericolo!

Niente di più lontano, insomma, dalle buone vecchie serie televisive rassicuranti e innocue di qualche decennio fa.

 Stefania Fabri  ©

[1] PIPER KERMAN , “Orange is the new black. Da Manhattan al carcere: il mio anno dietro le sbarre”, Milano, Rizzoli, 2014

[2] JAMES PONIEWOZIK ,” Orange is the new black” in Time , 8 luglio 2013.

[3] HANK STUEVER “Orange is the new black” in  Washington post,  11 luglio 2013

[4] SOHRAB AHMARI, “Risvegli in galera”, in The Wall street Journal, 3 luglio, 2013

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