AVVERTENZE PER GENI

RIVISTA DI CONSIDERAZIONI CULTURALI DIRETTE A PERSONE IN GRADO DI LEGGERLE

DOVE VANNO LE BIBLIOTECHE DI ROMA?

cammello

A Roma passano molti mesi per le nomine della nuova direzione politica e tecnica delle biblioteche comunali. Certo, la priorità è sempre l’approvazione del Bilancio che assorbe Sindaco, assessori e giunta.  Ben altri, come si dice in questi casi, sono i problemi che la capitale deve affrontare in un periodo così difficile. Certo. Peccato, però, che nella vita di una città tutto sia collegato. Che la sua vita culturale sia segnata da percorsi che si intersecano e che rimandano gli uni agli altri.

Del resto il recente Rapporto 2014 Federculture fornisce un aggiornamento impietoso sull’investimento culturale nella capitale. La spesa per la cultura, che nel 2002 rappresentava il 4,33% del Bilancio comunale, è scesa al 2,23% nel 2012, e per il 2014 a Roma si prevedono tagli alla cultura tra il 30 e il 50%.

Ma guardiamo meglio che cosa è successo nelle biblioteche comunali romane.

Cominciamo dal Consiglio di Amministrazione, della cui mancata nomina poco si capisce, ma che ha subito un percorso molto accidentato. Ricapitolando: a fine novembre 2013 il Sindaco con un Avviso Pubblico chiede di inviare il proprio curriculum per accedere alla carica. Prima stranezza: con il curriculum ciascun candidato, in 2000 parole, deve descrivere idee, progetti, conoscenze, risorse innovative per la valorizzazione degli spazi. Ma questi sono esattamente i compiti e i doveri che il Sindaco, l’Assessore alla Cultura e la Giunta tutta hanno nei confronti della città. Che senso ha chiedere a ciascun consigliere la propria ricetta. E poi, che si fa?

La “lettera motivazionale” dei candidati non esime il governo della città dal dettare la linea e le strategie di sviluppo del servizio. E non risulta che ciò sia avvenuto.

Ma c’è dell’altro: a ogni candidato è stata richiesta “un’adeguata e comprovata esperienza dirigenziale, almeno triennale, nell’ambito di strutture librarie e bibliotecarie oppure, almeno quinquennale, in altre istituzioni culturali, con autonomia gestionale e diretta responsabilità delle risorse umane, tecniche e finanziarie”.

Quindi il Cda dovrebbe sostituirsi non solo all’autorità politica, ma anche a quella gestionale e amministrativa, che dovrebbero essere esercitate, come è noto, dalla figura del Direttore. Un bel pasticcio! Difficile che tutti i cinque candidati, di cui ad aprile si è comunicata la scelta, soddisfino questi criteri.

Ma la domanda principale rimane questa: cosa si vuole fare del sistema delle Biblioteche di Roma?

Non è dato saperlo. Un sospetto che non si avessero le idee chiare certo si poteva trarre fin dalla presentazione del programma elettorale per Marino Sindaco, in cui, in 100 pagine, alle biblioteche venivano dedicate queste poche righe:

“Va ridata forza e vitalità al sistema romano delle biblioteche che ha rappresentato, per anni, un vero e proprio fiore all’occhiello per la città. I cittadini devono entrare sempre di più nelle biblioteche, che devono diventare luoghi vissuti e aperti a un ampio ventaglio di iniziative sociali e culturali. Inoltre l’attività delle Biblioteche deve entrare in relazione con la caratteristica di Roma quale città sede della piccola e media editoria e con le altre istituzioni culturali a partire dalla Casa delle Letterature e sviluppare una maggiore interazione con l’omonimo Festival.”

Veramente molto poco, poche misere frasi di una genericità sconcertante. Non sufficienti sicuramente in un momento in cui alle biblioteche di tutto il mondo vengono richieste nuove competenze, vengono lanciate nuove sfide: basti pensare a tutte le problematiche introdotte dalla diffusione del digitale.

Attraverso quali strumenti possono cogliere la sfida delle nuove tecnologie? Come si debbono ripensare gli spazi, e l’articolazione della rete dei servizi? In quale modo è oggi possibile affermare la funzione sociale e solidale delle biblioteche, in una situazione di perdurante crisi economica e crescente impoverimento della città?

Il sistema bibliotecario comunale romano è stato pensato e realizzato, a partire dagli Anni 70, in una situazione sociale e culturale ben diversa da quella attuale. Non scordiamoci che il processo di promozione della lettura basato sulla programmazione e sull’organizzazione di un servizio bibliotecario civico nasce a Roma nel 1976, con l’insediamento di Renato Nicolini all’Assessorato alla Cultura nell’amministrazione del Sindaco Giulio Carlo Argan.

Attualmente, alla rete delle biblioteche di Roma Capitale (38 fra biblioteche e centri specializzati), aderiscono nove biblioteche federate, le biblioteche degli istituti penitenziari (sei) e i Bibliopoint delle scuole, offrendo in totale 66 punti di accesso, dislocati sempre più nelle periferie, entro ed oltre il Grande Raccordo Anulare.

E’ una rete importante, costruita pazientemente in pochi decenni, oggi in attesa di ridefinire la propria missione.

In tutto il mondo è possibile constatare il comune sforzo nel definire una nuova articolazione delle funzioni e dei servizi delle biblioteche. Ne sono testimonianza i progetti di alcune importanti biblioteche recentemente inaugurate o in via di realizzazione in questi ultimi 4 o 5 anni. Roma è completamente assente da questo dibattito.

Ricordiamo che le Biblioteche di Roma sono l’unico grande sistema bibliotecario urbano in Italia privo di una biblioteca centrale. La proposta di una grande biblioteca metropolitana è tuttora valida? E quelle di un nuovo grande centro dedicato ai bambini e ragazzi o all’intercultura? Ci sono le condizioni per rilanciare nei municipi (molte aree ne sono ancora prive) l’apertura di nuovi spazi dedicati alla lettura? Che alleanze (ri)costruire con le librerie, gli editori, la scuola, l’università, e con tutto il sistema culturale cittadino?

Certo esiste l’“emergenza bilancio” ed avendo le Biblioteche di Roma un bilancio che comprende anche le spese per il personale, ogni taglio incide profondamente nell’erogazione dei servizi. Ed esiste l’emergenza personale, vista l’esigenza di un urgente turn over in considerazione dei massicci pensionamenti in corso. Ma soprattutto esiste la necessità di ripensare l’intero sistema, partendo dai servizi che s’intendono offrire alla città.

Di esempi di come alcune grandi capitali europee stanno affrontando il problema sono piene le riviste specializzate e non. Limitiamoci a ricordare due casi: il primo riguarda Londra, dove nel 2012 si è festeggiato il decennale del progetto Idea Store, il modello di biblioteca-centro formazione-caffeteria che ha rivoluzionato l’offerta di servizi culturali nella periferia della capitale britannica.

A distanza di dieci anni dai primi progetti realizzati ci si muove ora nella direzione di un modello economicamente sostenibile in un contesto di crisi economica; le linee di sviluppo degli Idea Store sono state così riformulate:

– Accrescere l’offerta di servizi. Fornire consulenze mirate, informazioni e servizi di formazione in collaborazione con altri enti (in particolare quelli che si occupano di salute e occupazione);

– Mantenere il servizio di base ma con un minore orientamento all’apprendimento per lo sviluppo individuale e una maggiore enfasi sulla sua utilizzazione ai fini dell’occupazione.

– Riconfigurare la rete degli Idea Store che si andrà a comporre di anchor stores (gli Idea Store più grandi), e i satellite local sites (punti di servizio di minori dimensioni), con servizi molto focalizzati e realizzati in collaborazionecon altre agenzie del territorio.

Il secondo caso riguarda Parigi e la sua trasformazione, anche amministrativa, in “Grand Paris”. La serie di studi e di ricerche di analisi puntuale del territorio e delle sue potenzialità che vi si sta conducendo in questi ultimi anni, rappresenta un modello di analisi sul futuro della metropoli e del suo tessuto socio-culturale, che va ben oltre alle ricorrenti e vuote citazioni sull’area metropolitana romana o alle querelles sui suoi confini, i suoi poteri, il numero di consiglieri o altre cose di questo genere.

Perché non si sta riflettendo, per esempio, su come verrà modificato il sistema bibliotecario metropolitano romano, su cosa significa fondere due sistemi, quello urbano e quello provinciale, tra l’altro funzionanti e con grandi potenzialità di espansione, e fare di questa unione un’occasione di rilancio del servizio? Cosa diventeranno il sistema scolastico e il sistema universitario dell’Area Metropolitana e quali nuove forti relazioni si dovranno programmare con essi?

Insomma non mancherebbero il materiale su cui lavorare, né (forse) le energie.

 

Maurizio Caminito © 

 

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Questa voce è stata pubblicata il giugno 26, 2014 da in città, cultura, letture, media con tag , , , , .
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