AVVERTENZE PER GENI

RIVISTA DI CONSIDERAZIONI CULTURALI DIRETTE A PERSONE IN GRADO DI LEGGERLE

SE MARIA MONTESSORI AVESSE INSEGNATO IN CLOUD

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Cultura convergente?

Il concetto fondamentale del metodo inventato da Maria Montessori si basa sull’idea che  il processo educativo sia in buona sostanza opera del bambino, che deve crescere in un ambiente, privo di ostacoli, ma soprattutto ricco di stimoli all’attività. Perciò pur essendoci una guida dell’adulto, il fondamento di questo insegnamento è l’autoeducazione e il ruolo dell’adulto è quello di fornire al bambino gli aiuti necessari per compiere l’evoluzione verso l’età adulta.  In fondo quello che pensa Henry Jenkins, professore californiano, che ha operato al MIT sull’apprendimento informale nelle nuove tecnologie, non è molto diverso . Attraverso il suo lavoro al MIT ha prodotto ricerche con il coinvolgimento di classi di bambini ed è pervenuto a formulare tre modalità per giungere all’apprendimento del ‘digitale’ che potremmo interpretare così: “perdere tempo, trastullarsi, diventare fanatico della tecnologia”​​. In questo modo si consentirebbe  al nativo digitale di usare la tecnologia senza subirla. Questa sarebbe la  cosiddetta ‘cultura convergente’. Ed è talmente convergente che nemmeno ce ne accorgiamo: in questo senso la ‘cloud’ è entrata nella quotidianità senza che ce ne accorgessimo: “le centinaia di migliaia di foto che ogni minuto vengono caricate su internet non sono più da tempo un fenomeno di moda e neppure una riedizione 2.0 del caro vecchio album di famiglia. La fotografia online – in forma pubblica e privata – è sì un nuovo linguaggio di comunicazione e quindi materia di diletto e studio per sociologi ed esperti di marketing ma è anche a tutti gli effetti un business.” [1]

Non sono pochi gli esperti della rete, specialmente quelli legati a principi del libero software a non fidarsi del concetto di ‘cloud’, per esempio Jaron Lanier, noto per aver inventato la realtà virtuale o anche Richard Stallman, il più grande nemico del software proprietario. Perciò è facile pensare che se ci fosse un tipo di insegnamento  in cloud, ci sarebbero parecchi ad allarmarsi rispetto al possibile conformismo di un tale insegnamento.  Secondo questi esperti attraverso la ‘cloud’  il marketing digitale diventa molto invasivo… “Ogni livello di astrazione digitale, non importa quanto perfezionato, aggiunge un margine di errore di offuscamento. Nessuna astrazione corrisponde perfettamente alla realtà.  Molti di questi livelli diventano un sistema in sé che  funziona indipendentemente dalla realtà (oscurata) sottostante.”[2]

L’apprendimento informale attraverso la rete fa paura a non pochi, si pensa che sarebbe consigliabile una mediazione tra l’apprendimento formale e quello informale nella formazione per le nuove tecnologie. Il cosiddetto effetto ‘saggezza della folla’ può essere considerato come se fosse uno strumento, ma non scisso dalla sua utilità nell’eseguire un compito preciso. L’altra cosa che fa paura è il  “fenomeno intrusivo detto  ‘troll’, vale a dire  insulti e provocazioni on line protetti dall’anonimato o da uno ‘scopo’ superiore”[3]

Pregiudizi dei genitori sui ‘nati digitali’

Dalle analisi realizzate ultimamente sui cosiddetti ‘nati digitali’ (che forse in Italia non lo sono affatto), ci sarebbero alcuni miti da sfatare che impedirebbero secondo l’analisi fatta da Mamamò[4] il cosiddetto apprendimento informale veicolato. Sarebbero gli adulti, quindi insegnanti e genitori, a frenare considerevolmente. I pregiudizi degli adulti da sfatare nei confronti del digitale sarebbero cinque, secondo questa analisi. Il primo riguarda la profondità, per cui le nuove tecnologie indurrebbero a una certa superficialità. Il secondo si incentra sulla perdita della magia della carta se il digitale avesse il sopravvento. Il terzo vede nei videogiochi una fonte di negatività, ma giustamente si fa presente che non sono tutti uguali. Il quarto è il mito dell’originalità creativa che si perderebbe con la tecnica del ‘cut & copy’ tipico del web, ma gli esperti del digitale dicono che proprio da questo possono nascere nuove forme di creatività. L’ultimo mito o pregiudizio da sfatare sarebbe quello dell’isolamento, cosa che fu rimproverato pure alla tv a suo tempo, ma in realtà il web consente anche il gioco collettivo e la socialità; per quanto riguarda poi la mancanza di attività all’aria aperta sembra che sia piuttosto lo stile di vita e non il tablet quello che la impedisce…

I ragazzi, l’ebook e la lettura

In una ricerca realizzata in Inghilterra (paese che sicuramente indica gli sviluppi futuri) dalla Nielsen nel 2013[5] si è notato che a fronte dell’aumento di consumi digitali si è avuta una crescita del libro illustrato del 3,6%. La lettura dei libri declina per tutti tranne che per la fascia dai 9 agli 11 anni e l’altro dato interessante è che il 40% dei ragazzi scopre i libri che gli piacciono in biblioteca e non in libreria e dopo vengono scuola e amici. Nella fascia degli ‘older children’ (dagli 11 ai 17 anni) è in aumento l’uso dei tablet e per quanto riguarda la lettura digitale il tablet vince sui e-reader. E la cosa curiosa è che dagli 8 ai 13 anni l’uso dei tablet è facilitato dalla lettura dei libri. E gli Stati Uniti dove l’editoria è fiorente? Stando al report annuale 2013 di BookStats Survey, il giro d’affari per i romanzi e la narrativa in formato digitale vale circa 1,8 miliardi di dollari negli Stati Uniti, con un aumento del 42% nell’ultimo anno. I saggi e i volumi non-fiction, invece, sono cresciuti del 22% e generano un fatturato di 484 milioni di dollari. Ma soprattutto nell’ultimo anno si è raggiunto un traguardo importante: in America, un libro su cinque viene venduto in formato ebook.

E in Italia?  Dall’ultima  ricerca Nielsen presentata dall’Associazione Italiana Editori [6] le vendite di  libri di carta in Italia sono ancora calate dopo tre anni di  calo, del 3% ( non c’è però il dato di Amazon in queste statistiche), il solo dato in crescita è quello dei libri per ragazzi  che cresce del 3,3%. Il mercato dell’ebook copre oggi circa il 3% del mercato, secondo le stime dell’Ufficio studi AIE, e raggiunge i 30 milioni di euro circa di giro d’affari. Nel 2013 sarebbero stati scaricati tra i 4 e i 7 milioni di titoli in digitale. E secondo la stessa RCS si rischia in Italia di perdere il treno dell’ebook perché potrebbe diventare una nicchia. Del resto gli editori sono convinti che l’abbassamento del prezzo, come è successo per il libro di carta, non abbia favorito il mercato.

La verità è che gli editori italiani sono restii ad investire sul digitale. Colpa del basso margine di guadagno e del fatto che non investono nella traduzione in inglese dei titoli italiani, l’ebook dovrebbe essere bilingue in partenza. Inoltre non aggiungono contenuti. Al tempo dell’infatuazione per i CD-rom si erano scatenati perlomeno nella parte ‘didattica’ e ‘informativa’, ma non è detto che il letterario non abbia bisogno di una sua documentazione. Perché si fanno tanti incontri con l’autore? Per quello!

E le biblioteche? Gli editori sono di nuovo sul chi va là pure sul prestito dei libri: sta a vedere che toglie fette di mercato? La crisi morde i cuori! Inoltre c’è da considerare che anche la famosa scommessa lanciata anche dall’AIB di trasformare la biblioteca da luogo dei libri a luogo delle persone che leggono i libri, insistendo sul proprio radicamento territoriale e sul legame vitale con la comunità in cui insiste, potrebbe portare però sempre più lontano dal digitale rafforzando l’idea degli incontri dal vivo con la lettura. Tuttavia c’è  ultimamente un certo successo per esempio di MLOL, la piattaforma per il prestito degli ebook per le biblioteche che può comunque far ben sperare. Infatti il digital lending anche in Italia si appresta a diventare una nuova possibilità di lettura per le biblioteche. Gli editori però sembrerebbero preferire il prestito ebook come sul modello cartaceo, che non gli è proprio. Nel ripensare (e contrattualizzare) questa nuova forma di prestito le biblioteche sono chiamate a far sentire la propria voce con gli editori nel definire la novità di paradigma, le peculiarità del modello ebook.

 

Il giudizio dei bambini sull’ebook

 Per completare il quadro delle mie riflessioni mi sembra importante aggiungere il giudizio dei bambini sui risultati conseguiti nel Laboratorio sul mio primo ebook per ragazzi, realizzato con  Quintadicopertina.com, dal titolo “Il segreto dell’ultimo”,[7] L’ebook è stato pensato come un libro per bivi  con la possibilità di accedere a un dizionario degli Elementi chimici citati, nonché con l’opportunità di aggiungere alcuni brani mancanti alla storia. I ragazzi hanno potuto valutarlo con un questionario con 5 domande.

Alla domanda ti è piaciuta la storia la stragrande maggioranza ha detto di sì (19 sì contro soli 3 no). Considerando che la storia parla di fantachimica in cui Padre Idrogeno vuole scatenare il finimondo perché teme che gli Elementi radioattivi, inventati dai Terrestri per scopi anche aggressivi, siano diventati più importanti di lui, è un risultato notevole. Il personaggio di Argo, Gas Nobile,  seguito attraverso l’albero delle decisioni dai ragazzini ha avuto meno gradimento di quello seguito dalle ragazzine, Tantalia, Metallo Leggero, ma è probabile che questo sia accaduto perché di fatto la protagonista femminile è stata concepita con più evidenti qualità. Il personaggio seguito dai ragazzini ha subito un intoppo nel percorso e quindi è stato letto come ‘perdente’. Il gradimento del Laboratorio è stato molto alto  (18 sì contro solo 4 no). Dove invece la maggioranza si compatta è contro la lettura digitale: non piace leggere l’ebook  (17 no contro soli 9 sì). C’è da dire che i mezzi a disposizione non erano tra i più aggiornati (pc, reader di vecchia generazione).  Quasi tutti dicono di usare il pc di casa (ma solo per i giochi). Alla domanda però se sia difficile o facile leggere su uno schermo si dividono esattamente a metà. Per quanto riguarda l’espressione di propri pensieri sul laboratorio prevale molto la positività dell’esperienza (19 positivi, contro soli 3 negativi). Si va da un “la lettura digitale mi piace perché così non leggo su un libro qualunque” , che esplicita il fatto che l’ebook consente di arricchire la lettura con altri elementi a “mi piacerebbe se ci fossero più storie da inventare” che mette in evidenza come il lettore sollecitato abbia bisogno di nuovi spazi creativi. Infine terza notazione: per la maggior parte il gradimento del Laboratorio come formula è molto alto (18 sì 4 no) il che dimostra che la lettura digitale ha bisogno di qualche accorgimento in più e di ulteriore sperimentazione.

C’è un altro elemento interessante e riguarda l’immaginario di un ‘cybermondo’ fantastico ma tecnologico. Ho chiesto ai ragazzi di illustrare le sequenze clou della storia e devo dire che i risultati sono stati davvero interessanti. Per quanto riguarda il percorso del personaggio di Argo, per esempio i disegni di Andrea Pochiero, Mattia Casamassa e Alessio Giuffrida sono senz’altro i più suggestivi: più stilizzati e più innovativi nella ricerca di stilemi fantastici fuori dall’ordinario. Il loro cybermondo è composto di forme in movimento, non statiche, di fumi e vapori e fiamme. Le ragazzine, Giorgia Pasqui, Alice Ruzzante e Giorgia Brunettini nel delineare un immaginario tecnologico non sono da meno: nuvole, vapori, immense ciminiere e protagonisti con caratteristiche nuove. Anche la costruzione dell’immagine è improntata a una certa astrazione con personaggi evidenziati e isolati in contesti il più possibile stilizzati.

 

Stefania Fabri ©

p.s.  Si tratta di un intervento, organizzato dall’editore Quintadicopertina,  che non ho potuto fare come previsto  con questo titolo al Salone del Libro di Torino di maggio 2014  perché ha avuto come pubblico invece che insegnanti e bibliotecari classi di liceo, quindi con un cambio sostanziale di rotta, che ha visto i sedicenni parlare di quanto NON leggono e  di quanto non sono nemmeno tanto patiti del digitale!

[1] Luca Tremolada – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/aTdQZ%5B1%5D

[2] Jaron Lanier  “Tu non sei un gadget” p. 129

[3] Jaron Lanier in op. cit. p. 79.

[4] Mamamò, AIE, AIB, ricerca presentata alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna 2014.

[5] Ricerca presentata alla Fiera del Libro per ragazzi di Bologna 2014.

[6] ricerca presentata al Salone del Libro di Torino del 2014.

[7] il Laboratorio si è svoltonella Biblioteca Comunale di Anguillara Sabazia con una classe di quarta elementare di 22 alunni, la quarta D,  della Scuola S. Francesco e con le brave maestre Lucia Pazzini ed Elisa Cascioli.

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