AVVERTENZE PER GENI

RIVISTA DI CONSIDERAZIONI CULTURALI DIRETTE A PERSONE IN GRADO DI LEGGERLE

MARKARIS E LA CRISI GRECA

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Non è un caso che Markaris faccia una dedica in “Resa dei conti”[1], terzo volume di una trilogia dedicata alla crisi greca, al regista Théo Anghelòpoulos, non solo perché con lui aveva collaborato, ma anche perché il regista greco in ogni suo film cercò di riferirsi sempre alla storia contemporanea, i cui pesanti riflessi aveva vissuto sulla sua pelle, da esiliato durante la dittatura dei colonnelli in Grecia. E anche nella tecnica narrativa è come se Markaris in questo libro girasse lo sguardo lentamente, in un lungo piano sequenza, per far individuare al suo commissario Charitos il bandolo della matassa all’interno di uno scenario profondamente mutato e sconvolto dalla crisi economica.

Markaris durante la Milanesiana ha detto: “Ciò che la crisi ha portato via ad Atene è la sua gioia di vivere, quello slancio vitale per cui tutti i turisti finivano per innamorarsene prima o poi contraendone gli stessi vizi, i medesimi tic, come quello di starsene al sole spaparanzati come gatti greci”[2].

La trilogia della crisi intende in qualche modo vendicare questa perdita di slancio vitale cominciando con “Prestiti scaduti”, dove viene trattato il gioco d’azzardo delle banche sulla pelle dei correntisti, continua con “L’esattore”, che uccide quelli che evadono le tasse, vendicandosi di chi ha cercato solo il suo egoistico beneficio, e si conclude in maniera durissima con la vendetta dei giovani contro quelli che hanno tradito la liberazione dalla dittatura, approfittandosi dei loro posti di comando e dei privilegi conquistati nel tempo a scapito della salute della società greca.

Un altro riferimento importante per Markaris è Brecht e in “Io e Kostas Charitos”[3] lo spiega: “Probabilmente l’aiuto maggiore che Brecht può offrire al romanziere è la distanza. Brecht insegna a guardare le cose da una certa distanza, da lontano, a me ha insegnato l’atteggiamento dell’osservatore che si trova al centro di un conflitto.”

È proprio questa l’impressione che Markaris ci dà in questo suo ultimo volume della trilogia sulla crisi greca. Lo scenario è catastrofico ma è osservato con una sorta di rassegnata distanza: la storia inizia con la decisione del governo di ritornare alla dracma e con il blocco dello stipendio agli statali. Servono una montagna di dracme per fare qualsiasi cosa. All’inizio della storia il commissario Charitos  si trova a doversi destreggiare tra due cortei in antitesi tra loro, un corteo di giovani, spagnoli, italiani e greci che inneggiano al ritorno alle vecchie monete e un altro corteo di pensionati che urlano “Ridateci l’euro!”. Il primo omicidio riguarda un impresario edile, i cui traffici sono alquanto oscuri. Ma nel ricercare la soluzione di questo enigma Charitos si troverà a visitare un ex albergo organizzato dal figlio dell’imprenditore ucciso, che detesta il padre, ma è dedito a fronteggiare l’emergenza sociale. Nell’ex albergo vengono alloggiati tutti quelli rimasti senza casa che sono molti. Gli anziani specialmente sono ridotti alla fame e non hanno più la possibilità di pagare un affitto e di procurarsi del cibo tutti i giorni.

Mano a mano nella storia si chiarisce il disegno di una strategia punitiva nei confronti di coloro che si erano fatti paladini del popolo e che poi si sono arricchiti sfruttando le loro posizioni di potere: un imprenditore, un professore universitario, un dirigente sindacale.  E intanto escono delle massime “non puoi combattere la povertà se prima non l’accetti”, l’inversione del proverbio popolare “quando si mangia, stiamo insieme; quando marciamo ognun per sé” che diventa “quando si marcia, andiamo insieme; quando si mangia, ognuno per sé”. [4]

E altre osservazioni di Charitos, che si guarda intorno dolente e preoccupato, battono dove il dente fa male: “È la grandeur cafona dei greci, penso. Muri, portoni di ferro e personale di sicurezza, ma nessuno ha pensato di avvertire chi difende l’entrata della pseudofortezza che sta arrivando la polizia. È come nei ministeri: è tutto informatizzato, ma poi non riescono a consegnarti neanche un certificato”[5].

Uno degli amici dei tre assassinati dalla ‘giustizia’ degli indignati (anche se nel romanzo non si tratta di un movimento politico ma di una generazione di figli che non accetta più i compromessi), è un sindacalista che ragiona così: “Possiamo aver fatto degli errori – e ne abbiamo fatti, non dico di no -, ma abbiamo dato molto a questo paese. Molto. E ora ci accusano di averlo affondato. Sì, ma prima di averlo affondato, l’abbiamo resuscitato.”[6]

Insomma il pericolo di una risposta assai dura alla crisi non viene dall’estremismo di destra, ma di chi non sopporta più i privilegi, gli accaparramenti, i furti autorizzati, le menzogne conclamate e mai punite.

Stefania Fabri


[1] PETROS MARKARIS, “Resa dei conti”, Milano, Bompiani, 2013.

[2] Intervista su www.mentelocale.it in occasione della Milanesiana, 2 luglio 2013.

[3] PETROS MARKARIS, “Io e Kostas Charitos”, saggio sul suo lavoro di scrittore, Milano Bompiani, 2010.

[4] In op. cit. p.239.

[5] In op. cit. p113.

[6] In op. cit. p. 115.

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Un commento su “MARKARIS E LA CRISI GRECA

  1. Armando
    giugno 3, 2014

    Mi sono letto il primo e il terzo libro della trilogia ed è evidente che, della crisi greca, Markaris non abbia capito granché.
    Del resto, che non abbia gli strumenti culturali per andare altre la superficie lo si capisce proprio dall’ultimo libro, la cui storia inizia il 1° gennaio 2014, in coincidenza dell’uscita dall’euro di Spagna, Italia e Grecia.
    Nei giorni successivi, la storia si intreccia a informazioni spicciole di economia del tutto surreali, in quanto confermano l’ignoranza assoluta di Markaris riguardo le questione monetarie.
    Se questa è l’intellighenzia greca, allora il paese ha davvero ben poche possibilità di cavarsela.

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Questa voce è stata pubblicata il luglio 29, 2013 da in letture con tag , , , .
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